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“Paolo a Francesca” del cantautore romano Angelo Iannelli viene recensito da un famoso critico musicale e culturale, docente universitario e poeta

Mentre il singolo rimane tra i best sellers di Amazon da quando è uscito (2 dicembre)

e il video ha 12mila visualizzazioni su YT,

“Paolo a Francesca” del cantautore romano Angelo Iannelli

viene recensito da un famoso critico musicale e culturale, docente universitario e poeta (Lorenzo Fiorito)

GUARDA IL VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=fJbZBIwsTuU

 

LA RECENSIONE DI LORENZO FIORITO

Ciò che Paolo disse a Francesca

Pene d’amore eterne nella nuova, originale canzone di Angelo Iannelli

 

“What if”: cosa avrebbe detto Paolo, il giovane amante di Francesca se Dante, nel canto V dell’Inferno, avesse dato voce anche a lui e non solo alla donna?

Lei è la sola che il poeta fa parlare, al riparo momentaneo dalla bufera infernale che tormenta le anime dei lussuriosi. Francesca ricorda la sua storia dolcemente, con parole mai malevoli, addolorata ma senza animosità. Vorrebbe perfino pregare per Dante: “se il re dell’universo ci fosse amico, lo pregheremmo per la tua pace, poiché ti commuovi per il nostro male”.

Mentre lei racconta la vicenda d’amore finita tragicamente, Paolo piange in silenzio accanto a lei. Noi possiamo immaginare appena il dolore del giovane; ma il suo pianto doveva essere veramente disperato, se la vista delle sue lacrime commuove Dante a tal punto che sviene:

 

Mentre che l’uno spirto questo disse,

l’altro piangea; sì che di pietade

io venni men così com’io morisse.

 

Che cosa ha detto (avrebbe potuto dire) Paolo, ce lo raccontano Angelo Iannelli ed Annalisa Parente,  autori del testo di questa canzone, Paolo a Francesca, musicata dallo stesso Iannelli.

Nella canzone Paolo si rivolge a Francesca, mai a Dante, che evoca solo di passaggio con uno sprezzante “lui”:

E mentre lui ci racconta e poi si commuove,

io impazzisco di rabbia e mi tengo il cuore.

 

Quanto Francesca è dolce e mite, tanto Paolo è pieno di dolore e rabbia, e perfino risentimento: le sue sono parole autentiche, terribili, strazianti. Ma non è pentito, non rinnega nulla, non vuole il perdono divino, anzi sfida l’ordine costituito:

 

… vorrei solo sfiorarti la pelle,

non ci serve il tuo Dio, non mi servono stelle.

Nel suo sfogo. Paolo afferma ancora la sua passione travolgente, a cui non rinuncia nemmeno nel tormento eterno, non accettando il giudizio divino. È un amore assoluto, carnale e umanissimo, che non accetta vincoli, libero anche a costo di essere blasfemo.

Francesca, ci ricorda Dante, ancora condivide questo sentimento, ma con mite rassegnazione:

 

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

 

Lei ammette la colpa e accetta la punizione. Per Paolo questo è intollerabile: non si cura della legge divina, ma si sente vittima predestinata dell’amore.  Capisce che il gioco di cui sono solo pedine è finito nel modo in cui Amore (non un dio, a questo punto, ma un demone) voleva che finisse, con la sconfitta, col dolore e la morte.

Tutto era già scritto:

 

L’amore non ci ha perdonati,

stupide pedine di sogni già dannati.

 

Iannelli e Parente sono giovani, figli di questi anni in cui tutto si espande in tutte le direzioni, tranne che in profondità o verso l’alto; ma essi riescono con questo testo a restituirci un romanticismo, anche tragico, d’altri tempi, sublime e cupo, con un linguaggio semplice e diretto, fatto di parole ed emozioni comprensibili per tutti.

La canzone ovviamente non è fatta solo di un testo bello e originale, ma anche di una costruzione musicale e di un arrangiamento che la sorreggono perfettamente, e che chiudono sapientemente il pezzo su un accordo sospeso, una melodia irrisolta, come una pena d’amore che non guarisce, un dolore che non avrà mai fine.

Angelo Iannelli crea qui un’atmosfera evocativa che conferma la sua cifra intimistica e sentimentale. Il testo è quasi raccontato più che cantato, in uno stile che dà rilievo alle parole, esaltandone l’energia interiore, non diversamente dai grandi cantautori italiani, una scuola e un genere musicale (e perché no, letterario) a cui Iannelli di diritto appartiene.

 

Di Lorenzo Fiorito

Critico musicale, critico culturale, poeta. Dottore di Ricerca – docente universitario – Direttore Fondazione AdAstra 

IL BRANO

“E’ ispirato alla storia di Paolo e Francesca narrata nel canto V dell’Inferno, una storia celebre che è stata riletta e riscritta da me e da Annalisa Parente, nelle vesti di autori ma anche e soprattutto di  professori  di Lettere che hanno voluto dare a Paolo la sua rivincita letteraria, avvolgendolo con la magia della musica e delle parole ascoltate invece che scritte o lette ex cathedra. Così ho prestato a Paolo la mia voce; stavolta a parlare è lui e da qui la scelta del titolo ‘Paolo a Francesca’ in cui la “e”, da mera congiunzione che lega silenziosamente l’uomo alla protagonista femminile, viene sostituita dalla “a” che anticipa la preghiera di Paolo: una preghiera arrabbiata, ma non più muta. L’intento è quello di veicolare un messaggio d’amore e di sensibilità letteraria che risulti più immediato e fruibile da un pubblico eterogeneo”.

Angelo Iannelli

La musica del brano è stata scritta da Angelo Iannelli, mentre il testo è stato realizzato a quattro mani con Annalisa Parente, docente di Lettere, blogger e autrice della raccolta poetica Rosso come il latte, Edizioni Melagrana, 2011. Il brano è stato prodotto e distribuito dall’etichetta discografica Hydra Music.

 

IL PROGETTO ARTISTICO

Imprigionato tra le pagine di libri sfogliati e svogliati, Paolo Malatesta ha continuato a piangere, senza parole, senza fiato nel petto. Nell’inferno di Dante tutti abbiamo riso, sghignazzato, provato ribrezzo. Con lui, con Francesca, anche noi abbiamo provato pietà. Ecco, con questa canzone forse Paolo vorrebbe che quella pietà diventasse folle condivisione di un amore che ancora incendia, che ancora turba, che ancora tenta. E vorrebbe anche che terzine ingiallite divenissero foglie sui marciapiedi, cornetti caldi che scaldano mattini d’inverno, i capelli negli occhi della ragazza più bella del liceo, il sale sulla lingua, un bicchiere di vino che aspetta un bacio. O semplicemente un abbraccio in cui musica e poesia s’incontrano, per liberarlo da questa prigione, per farsi ascoltare dal nostro mondo. Per farlo assolvere dal nostro Inferno.

Professori, posate il registro e prendete penna e pianoforte. Dall’Inferno si può scappare solo con la poesia di un pentagramma.

 

ANGELO IANNELLI

Angelo Iannelli, nato a Benevento il 17 luglio del 1986, è un cantautore, docente di Lettere, scrittore, attore, sceneggiatore e regista. Laureato in “Cinema, televisione e produzione multimediale”, ha in seguito conseguito l’abilitazione all’insegnamento in Lettere.

Nel 2012 ha scritto il testo teatrale Dalla notte del mito all’Eneide nei luoghi e nei tempi di Virgilio, rappresentato a Palinuro nell’ambito del “Festival della Natura: tra mito e realtà storica”: uno spettacolo al quale hanno partecipato, oltre all’autore, Michele Placido, Alessandro Haber e Katia Ricciarelli.

Nel 2013 ha pubblicato il libro L’Io diviso. Dai medici-filosofi alla letteratura, al cinema e al teatro del Novecento, saggio scientifico edito da Aracne editrice.

E’ uscito a novembre 2016 il suo romanzo Bar Binario (ed. Aracne editrice), dal quale ha tratto una sceneggiatura cinematografica e un dramma teatrale.

Ha scritto e diretto numerosi cortometraggi e documentari; è inoltre autore di quattro sceneggiature per lungometraggi cinematografici.

All’attività di scrittura ha da sempre affiancato la recitazione: ha partecipato come attore a film, spettacoli teatrali e fiction televisive (Un medico in famiglia, Sangue caldo, Ris Roma 3, Il peccato e la vergogna 2, Benvenuti a tavola, Squadra antimafia 5, Furore, L’onore e il rispetto 4).

Nel 2016 è uscito l’album Il cannocchiale (Hydra Music), scritto interamente dal cantautore e positivamente recensito da importanti riviste e quotidiani: è composto da dieci brani tipicamente cantautorali, ma che strizzano l’occhio a melodie accattivanti, ad arrangiamenti ricercati e talvolta a ribelli sonorità rock. Il cannocchiale vuole essere strumento per uno sguardo sul mondo, sulla vita, sul futuro, sul cielo e oltre il cielo. Ma, come dice l’autore nel brano che dà il titolo al disco, con il cannocchiale si potrebbe anche scoprire di essere solo “un puntino in volo” in questo enorme Universo.

Angelo vive a Roma da quando è piccolo e insegna Lettere in una Scuola superiore.

Dopo un’intensa attività live durante la scorsa estate (tra cui un concerto con gli Audio 2), le positive recensioni del disco e i numerosi articoli usciti su importanti quotidiani (più volte anche su “la Repubblica”), il suo prossimo obiettivo è quello di produrre e pubblicare i tanti brani inediti che ha nel cassetto.