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La gavetta non esiste più per colpa dei talent-show, intervista a LE SOFFITTE DI ANNA

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E’ uscito il 16 ottobre 2017, edito da ‘La Clinica Dischi’, l’album d’esordio de ‘Le Soffitte di Anna’ dal titolo‘Buon sangue non mente’.

Il gruppo nasce fra le nebbie della pianura mantovana nel 2013 e vuole rendere omaggio, con la scelta del nome, al coraggio introverso di Anna Frank, con riferimento esplicito al suo nascondiglio. Dopo i tanti concerti in giro per l’Italia e la realizzazione di un Ep autoprodotto, la band inizia a lavorare al primo progetto di lunga durata, un disco scritto a sedici mani in una vecchia cantina in mezzo alla pianura padana. Ora quella cantina è stata demolita, ma le canzoni esistono ancora.
Ogni brano di Buon Sangue Non Mente descrive un’emozione diversa: la gelosia, l’invidia, l’amore, alienazione sociale, la noia, l’uso e l’abuso di alcol e droga vengono raccontati con rabbia, voglia di distruzione, ma anche comprensione.
Le parole di questo disco sgusciano fuori dai denti stretti di chi le ha incise su carta, il loro obiettivo è di perforare il microfono con forza e schiantarsi in faccia a chi hanno davanti.
E’ un disco che si rivolge a tutti, giovani e non più giovani, ricco di riferimenti e citazioni di grandi scrittori (Montale, Ungaretti e Dostoevskij su tutti) che ne hanno fortemente influenzato le liriche.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con la band per conoscerli meglio.

1) Primo disco in uscita a Ottobre, come vi state preparando?
Nei prossimi mesi abbiamo sicuramente intenzione di portare in giro il nostro album e farci conoscere al di fuori della nostra zona padana. Sentiamo di aver qualcosa da dire ai ragazzi più o meno giovani che non si rispecchiano nella società di oggi. Il nostro progetto è di viaggiare per l’Italia suonando i pezzi vecchi, continuando a scriverne di nuovi.

2) Come siete arrivati a questo traguardo?
Il nostro album nasce da due anni di lavoro fra diverse produzioni e prove che ci hanno portato ad avere un’idea precisa dei suoni e dei testi che avevamo in mente. Nasce da esperienze vissute in prima persona dai membri del gruppo, dalla rabbia e dal fuoco che si ha dentro quando da giovani si ha l’impressione di poter cambiare il mondo. Le sonorità e i testi delle canzoni parlano di amori interrotti – storie narrate in prima persona – fra ossessioni e tradimenti, di temi sociali e di lotte alle discriminazioni, lontano dalle banalità e dai luoghi comuni quotidiani.

3) Le vostre influenze si sentono molto. Penso ad un rock italiano anni 90 ma non solo. Voi che gruppi ascoltate italiani?
Sicuramente il rock italiano ha influito molto nel nostro percorso musicale, sia nei testi che nella musica. Tutti e quattro abbiamo più o meno i gusti musicali simili, svariando in generi diversi che spaziano dallo stoner all’elettronica passando per il grunge, anche se indiscutibilmente i gruppi che maggiormente ci hanno influenzato restano i Verdena, i Marlene Kuntz, i Nirvana e i Queens of the Stone Age.

4) Non sembra un po’ che ci sia un blocco per quanto riguarda il ricambio di gruppi rock in Italia? Il rock è davvero morto in favore di un pop da classifica?
Pensiamo che ormai la gavetta non esiste più dal momento in cui i talent-show hanno sovvertito qualsiasi logica nello scenario musicale. Oggi “ce la fai” solamente partecipando ad un programma televisivo, cantando cover dell’artista più cliccato su iTunes o di quello che la radio ti propina. I testi non parlano di niente, se non di internet, Facebook, WhatsApp e altre cose che seguono la moda del momento, lasciando nella stragrande maggioranza dei giovani un vuoto dentro che è destinato ad evolversi in un vuoto generazionale. Il successo e l’apparire sono diventati più importanti del fare musica. Prima si faceva musica per evadere dalla società, oggi si fa musica per essere sociali. Il rock non è morto, ce n’è di buono in giro; bisogna solo non cercarlo nelle classifiche e nei talent.

5) Dove possiamo sentirvi dal vivo?
Momentaneamente stiamo programmando le date di uscita nella zona, per poi ampliare il nostro raggio ad un pubblico possibilmente sempre più vasto su tutto il territorio nazionale.

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